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(Mancata) informazione LGBT+ nelle scuole italiane: perché?

Questo argomento contiene 2 risposte, ha 2 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Giulia 2 mesi, 1 settimana fa.

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  • #8677

    Giulia
    Partecipante

    Come anticipavo nella mia presentazione, ho avuto modo di indignarmi più che a sufficienza per una questione a mio parere tanto delicata quanto importante: per quale assurdo motivo non si crea l’adeguata informazione sui temi LGBT+ nelle nostre aule?
    Da studentessa al quinto anno di liceo scientifico, il mio punto di vista è piuttosto interno alla faccenda: sfogliando casualmente il librone di storia che ci hanno rifilato per quest’anno, ho notato che non c’è la minima traccia di parole come Stonewall Inn o movimento omosessuale… Idem per le due letterature (inglese e italiana), dove negli stralci di contesto storico non ci accenna manco per sbaglio ai moti che hanno fatto la storia della comunità LGBT+, non figura nemmeno il termine omosessuale, pensate un po’!
    La forte indignazione che mi ha suscitato questa amara scoperta è stata alimentata oltremodo dalla spaventosa ignoranza in materia di pressoché tutti i miei compagni: friendly o apertamente omofobi, una cosa li accomuna tutti, ossia la totale mancanza di informazione al riguardo. Non pensiamo che i sostenitori della causa LGBT+ estranei a questo mondo siano davvero informati, possono anche non saperne un bel niente, pur supportandoci.
    Il dovere di una scuola che sia meritevole dell’appellativo di “buona” è quello di formare i suoi studenti non solo come professionisti o ricercatori, ma anche e soprattutto come cittadini (che è l’unica cosa che, volenti o nolenti, tutti saranno una volta usciti dai banchi), ed in quanto tali dovrebbero essere informati sulla società che li circonda…peccato che una fetta non irrilevante di storia sia stata declassata a tabù impronunciabile – a meno che non ti capiti il/la prof attivista interessat* alle tematiche LGBT+ e ai diritti umani in genere, al punto da parlartene a prescindere dalla lezione del giorno, sia essa su Tacito o sui campi elettromagnetici, ma è inammissibile dover campare di questa speranza – e dunque non si spenda nemmeno una goccia d’inchiostro per parlarne.
    L’ignoranza in materia è il terreno fertile per (in ordine di arrivo):
    strafottenza (il classico “ma a me che me frega dei gay? Affari loro!“, tanto per dire…);
    disinformazione (si lasciano passare tranquillamente concetti abbondantemente confutati, e.g. “l’amore normale è solo fra maschio e femmina, sennò non proseguirebbero le specie!“);
    fobie di varia natura (c’è altro da aggiungere?);
    discriminazioni più o meno velate (l’indimenticabile “va bene che sei quello che sei – anche le parole sono tabù spesso, o insulti, ma di questo ne parlo dopo –, ma per favore non fare certe cose in pubblico con il/la tu* compagn*“);
    giustificazione e normalizzazione di atteggiamenti discriminatori, più o meno consapevole (ancora oggi dire “gay” a un ragazzo è un insulto ed una offesa alla sua virilità, sia che lo si dica per scherzare fra amici sia che lo si dica con chiaro intento offensivo).
    È insomma una piaga della società, che non viene nemmeno percepita come tale: le informazioni per combatterla ci sono, manca l’informazione però…
    Quello che voglio chiedervi è di buttare qualche proposta per attutire il fenomeno, sia nelle scuole che fuori: comitati? assemblee straordinarie? biscottini omaggio? Ma soprattutto, cosa può veramente incidere l’interesse dell’italian* medi* per poterl* convincere ad aprirsi a queste tematiche (ed eventualmente evolvere il proprio punto di vista)?

  • #8711

    Anonimo

    Incidere veramente sull’interesse dell’italiano medio?
    Onestamente non credo che possa effettivamente esserci una determinata azione per ribaltare le cose, credo molto di più alle piccole azioni quotidiane che possono cambiare gli eventi sul lungo periodo.
    Informarti ed informare chi ti sta vicino, famiglia, amici e conoscenti. Sbatterai il muso ma se riuscirai a far cambiare opinione ad almeno una persona che si dimostra contraria avrai comunque cambiato in qualche modo questa società.
    Il fatto che alla tua età dimostri interesse per questa tematica dimostra già che fai parte di un cambiamento, portalo avanti con consapevolezza e ne vedrai i risultati 🙂

  • #8718

    Giulia
    Partecipante

    È appunto il diffuso disinteresse dell’italian* medi* (l’asterisco è volutissimo e non abusato: sono una ferma sostenitrice dell’uso di pronomi e aggettivi neutri che in italiano mancano, sopperisco con l’asterisco e bon) a farmi rabbia. La consapevolezza è il primo deterrente contro le fobie verso le minoranze, di qualunque tipo, e lo sbattersene altamente di conoscere meglio quelle realtà che viste da lontano fanno addirittura “paura” ostacola il processo di civilizzazione della società.
    Sui piccoli gesti quotidiani sono perfettamente d’accordo, nell’ambito limitato delle mie conoscenze faccio il possibile per far capire che non c’è nulla di anomalo e per cui spaventarsi dell’omosessualità (così come in qualunque altro ambito queer esista), non chiudo un occhio sull’uso smodato della parola gay come insulto e anzi non perdo occasione per ribadire pubblicamente quanto sia penoso continuare a usare quel termine con accezione negativa, per esempio. I miglioramenti, anche se piccoli, ci sono, sia anche solo per non dovermi stare a sentire polemizzare ogni volta: il punto è che questo lavoro andrebbe fatto da molti più giovani LGBT+ di quanti attualmente lo facciano, di gente nell’armadio ce n’è ancora tanta e hanno paura di non essere accettati dalla società, è sostanzialmente un dovere etico quello di impegnarsi attivamente per rendere questo mondo un po’ più vivibile per tutt*.
    In questo, a mio parere, la scuola gioca un ruolo chiave: se non si educano i giovani all’uguaglianza e all’importanza del combattere le discriminazioni, ma li si lascia ancora oggi sostanzialmente all’oscuro di questo “mondo parallelo” che è quello LGBT+, si rischia di formare adulti che poi vedranno nelle manifestazioni come il Gay Pride una banale ostentazione, persone che sottovaluteranno l’importanza di non usare parole come gay, lesbica, trans come insulto. Per fare un esempio concreto, in 5 anni di liceo – non considero medie ed elementari perché prima di poter sdoganare questi temi ai bambini so bene ci vorrà del tempo – ho assistito solo a una lezione sugli stereotipi di genere. Fatta dalla lettrice madrelingua di inglese. Questo per far notare come la scuola italiana di per sé se ne freghi di tutto ciò. Non possiamo mica affidarci alla sorte nella speranza di trovare quel* prof che parla di sua spontanea iniziativa di questi temi.
    Ciò non sminuisce l’importanza di impegnarsi nel quotidiano con piccole, grandi azioni, ma penso che un’azione condotta su una scala tanto vasta come quella studentesca possa aiutare veramente tanto. E penso anche che è proprio attraverso i piccoli sforzi congiunti di tanti che si possa far sentire come si deve questa necessità di informazione.

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